PauraCovid

#PauraCovid Index

Stefano Denicolai  |  Matteo Flora
Marcin Bartosiak  |  Beatrice Tomasello

DigITA4Good Lab and The Fool created an index to track Italian’s sentiments about the Covid-19 epidemic.

Based on Google Trends, Social Media data and the results of the survey we developed, we were able to track daily changes in worriness about the coronavirus.

Questa settimana l’indice #PauraCovid ci indica l’emergere di un nuovo allarme. Osservando il grafico possiamo notare come il movimento dell’indice di colpo viri verso il basso a partire dalla data specifica del 12 Novembre. Probabilmente a causa del flusso di notizie sul vaccino Pfizer e  di una contrazione dei numeri dei nuovi contagi, assistiamo ad una chiara diminuzione dei timori degli italiani nei confronti del virus. Il timore  è sempre lo stesso: la paura che scende comporta una diminuzione dei comportamenti virtuosi e quindi un possibile peggioramento della situazione epidemiologica.

Chi ha meno di 25 anni sottostima pesantemente i rischi sociosanitari legati al coronavirus: questo è uno dei principali risultati emersi dal monitoraggio effettuato per l’aggiornamento dell’indice #PauraCovid. La popolazione è stata suddivisa in tre fasce di età: under 25, 26-65 anni e over 65, per poi analizzare la sensibilità ai rischi connessi al Covid-19. In questo periodo la paura delle conseguenze socioeconomiche  dell’impatto del virus, cresce quasi linearmente in tutte e tre le categorie. La paura sociosanitaria  è invece sempre molto alta negli over 65, resta alta tra i 26 e i 65 anni, ma è molto bassa sotto i 25 anni. In generale, mentre i contagi si stabilizzano o scendono, anche la paura si stabilizza o scende. Ma il dato che salta all’occhio è che chi ha meno di 25 anni sottostima pesantemente il problema e questo può rivelarsi molto pericoloso. Così è verosimile aspettarsi che possa aver ragione chi  da tempo sostiene che la seconda ondata sia stata causata dalle interazioni dei più giovani in estate,
sebbene non ci siano ancora abbastanza dati per affermarlo con certezza scientifica.

La paura del virus non cresce con l’aumento della percentuale di rischio della zona in cui si abita: è uno dei principali risultati emersi dal monitoraggio effettuato per l’aggiornamento dell’indice #PauraCovid. Abbiamo diviso la paura tra paura sanitaria e paura economica, per l’impatto sulle mie finanze e su quelle del Paese. Abbiamo anche diviso la nuova fase dello studio nelle tre macro-aree: zone rosse, zone arancioni e zone gialle. In questo periodo, la paura sta crescendo ma in modo molto diverso. Per quanto riguarda l’economia, maggiori sono le restrizioni e maggiori sono i timori. La paura cresce in maniera differente e sale con l’aumentare delle restrizioni, e questo ce lo aspettavamo. Per
quanto riguarda invece la paura sanitaria, c’è una sorpresa: nelle zone gialle è aumentata del 5,8%, nelle zone arancioni dell’11,3% ma nelle rosse solo del 6,1%. In generale i dati ci dicono che abbiamo più paura del lockdown che della stessa malattia. Paradossalmente, la cosa migliore sarebbe che la paura aumentasse più nelle zone gialle che nelle altre, perché innescherebbe comportamenti più virtuosi e rispettosi delle regole. Ma le persone, adesso hanno più paura di essere rinchiuse in casa.

Variazione Paura economica
Variazione Paura socio-sanitaria

La paura del Covid, come si evince dal nostro grafico, rimane allineata con la curva dei contagi fino alla fine della settimana precedente, quando viene firmato il nuovo temuto DPCM, che però non dichiara il lockdown nazionale come si pensava. Questa diminuzione della paura è un’indicazione negativa perchè come sappiamo quando scende la paura si abbassa di conseguenza anche il livello di guardia della popolazione.

Abbiamo analizzato le parole e frasi più ricorrenti e le abbiamo messe in correlazione con un sondaggio su 1.500 persone nell’arco di 90 giorni. Finora abbiamo vissuto quattro fasi: nella prima, gli italiani erano preoccupati, all’inizio di settembre, con il ritorno al lavoro e la riapertura delle scuole senza grossi problemi hanno allentato la paura; nella seconda fase, i contagi sono rimasti stabili, bassi, e la paura è rimasta stabile; la terza fase è stata quella critica: forse per le notizie su un possibile vaccino in arrivo, o forse grazie l’esempio di Trump che è guarito in pochi giorni, la paura è crollata. Ma così si sono un po’ persi gli atteggiamenti virtuosi di protezione e i contagi sono schizzati.
Quindi abbiamo avuto la quarta fase: forte risalita dei contagi e con essa la paura che torna a salire. Ma questo è forse un bene, perché con la paura tornano gli atteggiamenti virtuosi. Come possiamo osservare, l’uscita ufficiale del nuovo DPCM il 25 ottobre alle 13:30, ha un effetto sostanzialmente nullo sull’indice (+2% nel confronto prima e dopo le 13:30 di domenica 25 ottobre). Nell’ultimo weekend #pauracovid è sceso del 7%: probabilmente gli Italiani si aspettavano notizie anche peggiori.

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